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"5 alto" il basket integrato di San Secondo Parma con le canotte del WBSC Supercamp!!
29.07.2016

I ragazzi e le ragazze del "5 alto" di San Secondo Parma e l’amica coach Tiziana Dodi con le maglie del WBSC Supercamp. La famiglia del WBSC saluta i ragazzi speciali del "5 alto" e gli augura di continuare a vivere il gioco della pallacanestro con gioia e passione. 

Lo sport, a volte, fa miracoli. Dovreste vedere e sentire. Basta andare a San Secondo di Parma, dove una volta a settimana va in scena il progetto “5 alto”. In due parole: basket per disabili intellettivi relazionali. Il cinque alto è quello che si danno i giocatori di pallacanestro, dopo un bel canestro, o più semplicemente all'ingresso in campo, per caricarsi. È un gesto di festa, quindi; o un gesto di incoraggiamento. Un gesto, comunque, che crea empatia. L'idea del nome e del progetto è di un vulcano di idee e soluzioni: Tiziana Dodi. Una donna che ha legato una vita intera alla palla a spicchi: prima da giocatrice di serie A, poi da ufficiale di campo internazionale, infine, per oltre dieci anni, come responsabile del settore minibasket di Parma, dove ha portato ad un grande reclutamento. Ora, questa iniziativa. Nell'ombra, gambe basse, proprio come nel basket: a difendere la dignità di questi ragazzi e pronta a ripartire in contropiede per canestri importanti.
A proposito di dignità: gli allenamenti si svolgono nel moderno palazzetto di San Secondo, in via Fosse Ardeatine. Una struttura nuova e funzionale, non l'ultima delle palestre del paese, magari vecchia e un po' sporca. In campo c'è una squadra speciale: Edo, Little Giò, Big Giò, Dimi, Jimmy, Kiki, Corrado, Renzo, Andy, Francis, Leo, Denise e Gianlu. Ragazzi all'apparenza deboli, in realtà con una forza strepitosa; soprattutto giovani autistici o con sindrome di Down. Con loro, al fianco di Tiziana Dodi, si alternano Pier Luigi Dall'Olio, presidente del Basket San Secondo, Alessandro Ciciliato, Matteo, Loredana, Debora, Sara, Monica, Lorenzo e Catia. Tutti volontari e volonterosi, per far giocare questi ragazzi, con la convinzione che la pallacanestro possa regalare una vita migliore. Sicuramente regala entusiasmo, che, alla vista di un taccuino, gonfia il petto: “Ciao, sono Dimi, sono il capitano e capocannoniere della squadra. E tutti mi chiamano bomber”. Giusto per mettere le cose in chiaro. Ognuno gioca secondo le proprie abilità: Kiki, per esempio, indossa la divisa azzurra della Nazionale e arriva a canestro con facilità; Giovanni sta imparando a passare la palla, ma è felice come se avesse vinto un Mondiale e quasi non sta nella pelle. “Quando è arrivato, Giovanni faceva fatica a entrare in palestra – racconta la Dodi -. Gli davano fastidio tutti i rumori. Ora, invece, sta insieme a tutti gli altri e sorride molto”. Questa non è disabilità, ma abilità. Non sei quello che non sai fare, ma tutto quello che puoi fare. Solitudine e paura svaniscono. Tanto che questi ragazzi sono stati in vacanza tutti insieme, con amici e famiglie, all'Eurocamp di Cesenatico, per il progetto “Over Limits”, con Marco Calamai, guru del basket integrato. 
Giovanni è autistico. Suo papà, Giancarlo, che è sugli spalti, racconta cosa significa. “L'abbiamo scoperto quando aveva due anni, perché non iniziava a parlare – racconta il padre. L'autismo può avere mille sfaccettature, mio figlio non parla. Quando abbiamo scoperto la malattia, abbiamo prima di tutto dovuto capire cosa significasse: perché senti spesso parlare di autismo, ma in realtà non sai mai cos'è, finché non lo incontri da vicino. Oggi, io e mio figlio ci capiamo all'80%, anche se lui non parla, almeno a parole”. Gesti, calore, sguardi, movimenti, emozioni: tutto è comunicazione. Anche lo sport: “Tre anni fa, quando è arrivato, Giovanni non riusciva nemmeno a toccare la palla e ad entrare in campo – spiega Gianluca: questi ragazzi devono fidarsi delle persone che hanno di fronte, altrimenti sono pezzi di ghiaccio. Una volta entrato nel rapporto emotivo, si è completamente sbloccato. Lo sport di squadra permette a tutti di migliorare nella propria capacità relazionale: semplicemente passarsi la palla è comunicare”. La cosa sorprendente di “5 alto” è che qui si fa un'attività eccezionale, che è anche una battaglia di civiltà, senza proclami. Lo si fa e basta.

La Gazzetta di Parma 14 Luglio 2016 - 11:22 di Andrea Del Bue