"Claudio Papini Story"
Claudio Papini:
A un Re e a un Uomo "INDIMENTICABILE"
Le albe e i tramonti si susseguono nel gioco imperturbabile e
misterioso della vita. Le maree e le lune completano gli eventi
e fanno le storie delle persone che affollano questa terra.
Solo pochi lasciano una scia di emozioni, di ricordi, di sorrisi,
di fortune e di valori che meritano di diventare "INDIMENTICABILI".
Per noi e per chi ha avuto la fortuna di conoscerlo, si rinnova, anno dopo anno, il rammarico di non poter più avere la sua presenza, il suo amore per la perfezione, la sua intolleranza all'ipocrisia, la sua saggezza nella continua ricerca della migliore armonia tra l' esuberanza giovanile e la consapevolezza di dover diventare prima "Uomini" e poi "Atleti".
La sua determinazione ha sempre accompagnato la crescita dei suoi
tanto amati ragazzi, sino a quando non ha più potuto scendere in campo.
Stiamo scrivendo del "Papo", il nostro mentore, l'amico vero, il compagno
di tanti bellissimi momenti di sport, il nostro papà spirituale.
Claudio ci ha tatuato a fuoco lo spirito del "Cannottiere", lo sport fatto
in gioventù a La Spezia, il quale si prepara meticolosamente per
affrontare ogni gara con la consapevolezza e l'orgoglio di ambire alla vittoria.
Il suo ricordo accompagna ogni scelta che facciamo, sempre fedeli ai valori
che ci ha trasmesso in tanti anni di condivisione del Supercamp: passione
per il basket giovanile, rispetto per i ragazzi e voglia di migliorare sempre.
Le nuove generazioni di ragazzi e di allenatori che non hanno conosciuto
il "Papo" fanno fatica a capire perché in ogni presentazione del Supercamp,
chiediamo di ricordarlo con un caloroso applauso. Siamo orgogliosi
di far sapere a tutti i partecipanti al nostro camp, che per noi
il "Papo" è stato, è e sarà sempre un "Simbolo", un esempio da
perseguire, sino a che i suoi insegnamenti morali e tecnici saranno
al primo posto nei nostri cuori.
Nel 2008 festeggeremo la 15a edizione della nostra Scuola
Internazionale per la pallacanestro giovanile, intitolata a
"Claudio Papini" e il grande rammarico è quello di non poterla
vivere insieme a Lui, che tanto ci ha dato con il carisma dell'istruttore
professionista, che è riuscito a far sbocciare tanti talenti, a
formare uomini di valore e a raccogliere risultati irripetibili.
Sappi che per noi sei e rimarrai il "Numero Uno" .
Ciao "INDIMENTICABILE PAPO", ciao guerriero, ciao re delle maree
e padrone dei nostri pensieri.
Ci hai insegnato a vincere le tempeste, a cercare approdi sicuri,
a dominare gli elementi che potevano crearci paure e dolori.
Ci hai trasmesso il valore della condivisione e del confronto,
la consapevolezza di vivere con il giusto equilibrio i successi e
le sconfitte.
Ciao "Leone d'Italia", per te un pensiero indelebile e per il
nostro capitano coraggioso un grazie.
Che la fiamma del tuo insegnamento possa sempre guidarci sul giusto cammino.
Un abbraccio infinito dai tuoi ex ragazzi.
Stefano, Fabio e Gianni. (2008)
Qualcuno quaggiù lo ama e....non dimentica
Gli anni di assenza cominciano a pesare per la nostra grande famiglia.
L'assenza del nostro mentore "Papo" si sta prolungando ma non dimentichiamo
mai quanto, come e cosa ci ha insegnato in tanti anni di frequentazione ed amicizia.
Il 1994 è stato il primo anno in cui abbiamo avuto l'opportunità di
vivere a stretto contatto con Claudio Papini. Lui era considerato
ormai il mito della pallacanestro giovanile e noi gli studenti
alla sua scuola di vita.
Avevamo già avuto una opportunità di misurare la sua saggezza,
la sua umiltà, la sua consapevolezza durante l'organizzazione di
due clinic tecnici a Faenza ed a Bologna durante i quali, mescolato
a gruppi di giovani allenatori e quasi nascosto, prendeva appunti
senza mai fermarsi.
Da lì abbiamo avuto la conferma che avremmo voluto Lui e solo
Lui come nostro Papà putativo, colui che ci avrebbe guidato,
consigliato e seguito negli anni a venire per l'organizzazione
del nostro WBSC Supercamp.
È cominciata cosi la nostra avventura di un gruppo di amici
eterogenei ma solidali insieme al Guru, Santone che a Rimini
aveva trasformato tanti ragazzi ben dotati in splendidi atleti
come Carlton Myers, Righetti, Ferroni, Ruggeri, Semprini e Vitale
che, insieme ad altri, gli hanno permesso di fregiarsi di 5 titoli
giovanili italiani, di cui 4 consecutivi.
Gli aneddoti sono stati tanti nel corso degli anni ma il minimo
comune denominatore è sempre stata l'umanità del Papo. Riusciva a
farsi amare ed odiare sia dai giocatori che dagli allenatori giovani
per la sua perseveranza, per l'accuratezza dei gesti tecnici, per la
ricerca continua della perfezione nei movimenti di gioco individuali
e di squadra.
Al Supercamp tutti lo temevano per il suo esigere e lo amavano alla
fine della settimana accorgendosi dei miglioramenti nell'atteggiamento
e nei gesti tecnici. I piedi, il movimento e il loro utilizzo
erano la croce e delizia di tutti i partecipanti. Ridevano dell'esercizio
che lui chiamava il "Trenino" ma a distanza di anni è
diventato il vangelo per quasi tutti gli allenatori Italiani e stranieri.
Sorridiamo al pensiero delle critiche feroci ed appassionate dei
primi anni nei quali il Papo si trovava a confrontarsi con i metodi
degli allenatori americani durante il Supercamp che a quei tempi si
faceva a Montecatini.
Li osservava in silenzio con i suoi occhiali da sole neri,
scuoteva la testa e se per caso qualcuno osava chiedergli cosa
ne pensava ecco scorrere un fiume di giudizi, di controindicazioni
e di esempi.
La carta ed il suo disegnare le idee erano l'incubo dei giovani
allenatori e quando si infervorava servivano carta ed ancora carta
per dimostrare le sue teorie, per avvalorarle con il calore delle
sue parole e renderle assolutamente uniche anche se a volte quasi
incomprensibili nella scrittura.
La cosa più incredibile del Papo era che quando gli chiedevi di
mettere giù un piano di allenamenti per una settimana rideva sereno
e compiaciuto diceva: la mia pallacanestro ce l'ho nella mia testa
con tutti gli esercizi e quindi li scrivo giorno per giorno per
adattarmi alla situazione ed ai progressi dei ragazzi e….come al
solito aveva ragione.
In campo mostrava la stessa determinazione e rassegnazione quando,
dopo avere spiegato la lezione, osservava qualche giovane assistente
perso tra le nuvole e poco attento. Come avrebbero potuto trasmettere
i suoi insegnamenti ai giovani campers?
Quando ciò accadeva eccolo, in prima persona, entrare in campo anche
se malfermo e claudicante e andare vicino ai ragazzi per correggerli
e metterli a posto, per incitarli e spronarli a fare ciò che lui voleva.
Nell'uscire dal campo sorridente e stanco, rivolgeva lo sguardo indietro,
come per dire: vedi com'è facile ottenere ciò che si vuole se lo si conosce
e se si sa come insegnarlo?
Aveva ragione sempre o quasi e con questo suo modo di fare anno dopo
anno otteneva sempre e solo il meglio da tutti noi. Guidandoci come
un grande padre ci spronava ad essere migliori e a proseguire per la
nostra strada puntando sempre più in alto.
Gli allenatori stranieri erano la sua sfida, il suo orgoglio di
dimostrare di essere cosi appassionato da ottenere risultati migliori
e molto spesso proprio loro venivano a filmarlo, ad osservarlo, a prendere
appunti sui suoi metodi e a cercare di carpirgli idee, metodi e segreti.
La sua più grande amicizia è stata con Uccio Pulanic, il suo alter ego
croato, col quale, tra mille discussioni e scambi di idee, c'era un
confronto continuo per carpire reciprocamente le filosofie di gioco
con allenamenti ed esercizi da condividere.
L'anno in cui Uccio vinse il campionato juniores croato con la squadra
di Zara si presentò al camp dicendo a Claudio: ti ringrazio perché se
ho vinto quest'anno è grazie agli esercizi che mi hai insegnato e che
ho messo in pratica.
Per anni il Papo si gongolava ed era felice quando parlava di questo
aneddoto, senza presunzione ma col compiacimento di una grande persona
che prova soddisfazione nel dare il meglio del suo sapere ad un amico
che come lui sapeva ascoltare.
Causa gli anni e la salute malferma era dovuto rientrare a malincuore
nella sua La Spezia. Lasciava Rimini, da dove era partito nel 1984. Non
voleva darsi pace, voleva ancora dare qualcosa ai suoi ragazzi. La Sua
Edda era sempre presente per sostenerlo, sgridarlo e seguirlo.
Anche li il tempo non si era fermato ed era addolorato per non sentirsi
più parte di quello che aveva iniziato sentendosi fuori dagli schemi e
dalle programmazioni dell'allora presente e del futuro a venire.
Era come un leone in gabbia che percorreva il suo passato per non pensare al
presente e meno che meno al futuro ed ecco il perché della sua genuina
felicità nel continuare a ritrovarsi anno dopo anno al Supercamp che nel
frattempo gli aveva intitolato l'evento come: "Scuola internazionale di
pallacanestro Claudio Papini".
Negli ultimi anni zoppicava malfermo, cercando di trasmettere ancora
l'entusiasmo, la voglia e la grinta di sempre. Era comunque uno spettacolo
di umanità e di sapere per noi che l'avevamo conosciuto saldo, forte ed integro.
Tre anni fa il tempo non si è fermato. Il nostro Papo ci ha salutato in
silenzio lasciandoci un vuoto incolmabile ed un insegnamento indelebile
che cerchiamo sempre di ricordare a noi stessi e di trasmettere ai giovani
che partecipano al Supercamp.
Parliamo tra noi, parliamo di lui, pensiamo a lui. Sorridiamo perché
siamo certi che, come un fiume in piena, il Papo ci porterà sempre e
comunque la freschezza, l'irruenza e la forza di fare del nostro
meglio per noi e per tutti.
Nel suo silenzio si è riunita a lui anche la sua compagna ed
amica Edda. Lo ha sempre seguito anche al Supercamp. Vogliamo rivolgere
ad Edda un pensiero dolce quanto la sua presenza.
Dopo 17 anni siamo ancora qui a rivivere la straordinaria amicizia col
Papo che portiamo sempre sui campi di gioco, condividendo con i suoi
tanti amici, campers ed allenatori, l'amore per la vita e per la pallacanestro.
Con loro ed attraverso di loro il nostro WBSC Supercamp rivive e si
esalta nel suo ricordo. Claudio ci ha insegnato che dobbiamo sempre
migliorarci, per trasmettere ai nostri campers il valore di sentirsi
importanti e migliori dentro e fuori dai campi di basket.
Buon Supercamp a tutti e grazie Claudio ancora e sempre.
Fabio, Stefano e Gianni (2010)

